KORYU E NON KORYU

KORYU E NON KORYU

Prendiamo in considerazione le seguenti frasi tratte da un testo a carattere storico presente su un sito web: “In contemporary documents, it is often mentioned that until styles were formulated karate was divided into Shurite, Tomarite and Nahate. However, the terminology regarding these 3 “Ti” appeared for the first time in 1927. This year, the chairman of Kodokan Kano Jigoro was invited to visit Okinawa … At that time, the names “Shurite, Nahate and Tomarite” were used as a matter of convenience” ___ “Most of today’s Ryuha or styles were established in recent times” ___ “In November 1930 … Shinzato Jinan … performed Sanchin … Miyagi later named his system Goju-ryu” ___ “… promoting karate, he (Chibana Choshin) named his system Shorin-ryu in 1933 and in 1948, he established the Okinawa Shorin-ryu Karatedo Association” ___ “In 1940, he (Uechi Kanbun) renamed his system Uechi-ryu” ___ “He (Soken Hohan) later named his system Matsumura Shorin-ryu”, e il testo continua specificando circa molti altri famosi stili, chiudendo questa parte dell’esposizione storica dicendo “There are some other systems that were taught and passed on secretly like Ryuei-ryu and Motobu-ryu“ ___ “Following the Pacific War, the regulation towards schools became less severe. Kaiha (branch) were created from Ryuha (style) and dojo were also formed without becoming a Kaiha”.

Il testo in questione è presente sul sito web ufficiale del Okinawa Karate Information Center, quindi di un’organizzazione nata e gestita direttamente ad Okinawa. 

Se si considerano veritiere le affermazioni sopra esposte, ed è plausibile che nessuno possa sostenere che non lo siano, si deduce immediatamente che la maggior parte degli stili propriamente detti, tra cui risultano quelli più famosi e diffusi al mondo, non rientrano assolutamente in un cosiddetto karate antico, soprattutto se a tale aggettivo si da la connotazione storica occidentale, e quindi rientrerebbero in un probabile karate contemporaneo.

Si ricorda che il termine ko-ryu 古流 che significa letteralmente “vecchia scuola” o “scuola antica” è riferibile al contesto delle arti tradizionali giapponesi (arti marziali, artigianato) che risalgono a prima della modernizzazione, cioè prima dell’Era Meiji che ebbe inizio nel 1868 e terminò nel 1912.

È bene ricordare altresì che tale periodo è collegato alla nascita del Budo propriamente detto, ed è bene evidenziare che tra il 1868 ed il 1930 (ad esempio) vi sono ben sessantadue anni!

Ora, da tale sunto ne potrebbero derivare varie riflessioni che porterebbero ad altrettante prese di atto su svariati aspetti del karate così come lo conosciamo oggi.

Uno di questi riguarda proprio l’abitudine di molti praticanti di identificare il proprio o altri stili appunto come “koryu karate” nel senso di stile antico; se ne deduce che si potrebbe trattare di un controsenso in termini di connotazioni storiche, dato che abbiamo verificato che gli stili propriamente detti sono nati (per la maggior parte, si potrebbe dire quasi tutti) in un periodo storico che non può essere definito antico.

Quest’analisi risulta importante anche in merito a riflessioni circa le modalità di addestramento tipiche di ogni stile; è molto probabile che quando cominciarono a definirsi gli stili propriamente detti, i maestri cominciarono a stabilirne i syllabus, per identificare gli stessi stili e rendere unico il proprio modo di interpretare quello praticato, in sostanza iniziarono a creare dei programmi tecnici veri e propri … e come sappiamo, in seguito, a definire criteri di graduazione e licenze d’insegnamento.

Questo è un fenomeno che certamente non esisteva prima di tale periodo storico, probabilmente non nella maggior parte dei “modi” di fare karate o quanto meno non in tale misura.

Si, perché prima degli stili propriamente detti si poteva parlare appunto solo di “modo di fare karate” o “metodo di …” o ancora “karate di …”, “karate del villaggio …”, “karate della famiglia …” ecc.

Diventa inutile, però, sostenere che i maestri apportarono solo un cambiamento del nome, come ad esempio da Shurite a Shorinryu o da Nahate a Gojuryu (benchè abbiamo letto come anche tali termini siano contemporanei), mantenendo intatte metodologie e tecniche, perché ciò è razionalmente poco probabile, dato che ci si doveva adattare ad un progresso che avrebbe portato alla diffusione del karate oltre le soglie del proprio dojo.

Inoltre, se precedentemente nelle identificazioni “Shurite, Nahate e Tomarite” rientravano contemporaneamente i metodi di più maestri, in maniera indistinta, allora si può realmente dire che lo Shorinryu sia Shurite, o che il Gojuryu sia Nahate, ecc?

Se si considera, inoltre, che è (o era) tipico per gli okinawensi, nel modo di apprendere e addestrare l’arte del combattimento, fare chanpuru (cioè una mescolanza) al fine di imparare e utilizzare ciò che ad ognuno appare utile, l’aspetto relativo ai syllabus diventa molto importante in quanto conferma il fatto che, quando non esistevano gli stili propriamente detti, non vi era la necessità di definire l’addestramento di determinate tecniche (kata), né per definire caratteristiche specifiche della scuola (quindi stile) e ancora meno a fini speculativi (esami di grado).

L’addestramento, a tal punto, era prettamente finalizzato alla difesa personale (non ad esami) e trasmesso quindi a poche persone (meglio dire a meno persone rispetto ad ora), quindi vi era una trasmissione più intima da persona a persona, o come si usa dire “da cuore a cuore”; questo avveniva soprattutto per metodi di famiglia come il Kojo-ryu del famoso clan Kojo, o altri metodi come quello oggi conosciuto come Ryuei-ryu della famiglia Nakaima, o ancora il Motobu-Udundi della famiglia Motobu.

La decisione di seguire le intuizioni e i suggerimenti di Kano, nel formulare degli stili per definire il karate di Okinawa, risiede esclusivamente, e va detto, nella volontà di volerlo divulgare e non in una necessità di tipo tecnico, volontà che nel bene e nel male ha portato al karate che conosciamo oggi.

Ma, quindi, si può parlare di koryu karate? Esiste ancora il koryu Uchina-di cioè la “antica mano di Okinawa”? In che modo e misura si può definire uno stile “antico”? Quali stili possono essere realmente definiti tali? Non sarebbe più corretto parlare al massimo di “vecchio modo di fare karate”? Non sarebbe ancor più corretto dire che “quella scuola di quello stile usa il vecchio modo di fare karate”?